[Si alzò dal letto. Il gelo che lo caratterizzava accompagnava i suoi movimenti. Prese i suoi jeans e , mentre distrattamente li indossava, accese la sua penultima sigaretta. La lampo si chiuse in uno schiocco, senza esitazioni, senza dubbi. Ora era di nuovo la persona che lei aveva conosciuto una settimana prima, la persona che col suo gelo le regalava ogni volta nuove ferite, solo che nessuno dei due poteva vederle.
Dritto, di spalle, appoggiato alla portafinestra, fissando il cielo di una giornata come tante, una giornata di primavera che mostrava di voler sfogare il triste sorriso della pioggia.
Lei non poteva far altro che sentirsi intorpidita. Non poteva far altro che pensare “ogni volta è sempre più doloroso, eppure non posso smettere di desiderare quel dolore”. Ora canticchiava questa fila di parole come se stesse prendendo in giro se stessa, come se le si fosse svelato il segreto di quello strano rapporto con un altrettanto strano ragazzo, che come una valanga aveva travolto il suo modo di sentire, di percepirsi, di odiarsi.
La radio gracchiava note inutili, stile anni 90. tutto le parlava di quella non sensazione. E lui? Era mai stato veramente con lei? O si erano solo sfiorati e lei aveva sofferto, come quando sei ad un passo da ciò che desideri e poi capisci che mai, mai potrai averlo veramente.
Ora lo sguardo di quella persona seminuda incrociò quello di una ragazza spaesata, morsa dai suoi stessi pensieri, ancora distesa nel letto, accovacciata al calore della luce di quel bel pomeriggio senza gloria. Lei si sentì di nuovo aleggiare nel vuoto, come ogni volta che lo baciava, che le loro mani si toccavano, si immaginò di essere l’unica stella dell’universo, perché quegli occhi le dicevano proprio questo. Ma durava un battito d’ali. Poi tutto tornava ad essere concreto e fottutamente squallido. Lei non avrebbe mai voluto andare in quella stanza, in quella casa, in quell’attico ben tenuto in un quartiere per bene, lei non avrebbe mai voluto che la baciasse penetrando il suo cuore… in realtà aspettava solamente questo e null’altro avrebbe mai potuto farla sentire così vicina alle estremità dei poli dell’amore.
Quell’occhio marrone e verde insieme la colpì. “non sento nulla” lei pensò, ma gli sorrise e capì che stava per crollare. Ai suoi piedi, senza riserve. Ma non poteva perdere anche l’orgoglio, la forza, la difesa, aveva già perso se stessa in quegli attimi passati con lui, in quegli abbracci che senza una parola usavano scambiarsi. Così ancora una volta tentò di resistere all’impulso di chiedergli di restare. Ma lui doveva restare. Stava per portarle via il cuore e senza di esso come avrebbe fatto? Avrebbe più amato come sapeva? Avrebbe più sentito tutta quella travolgente voglia di urlare e amare e piangere?
La sua sigaretta era ancora a metà. Fumava lentamente “dopo”. Si sentiva in vena di godere di ogni tirata. E così provò a fare una tirata di quell’attimo. La città davanti a lui, lei dietro, stesa come una vittima e il suo carnefice dritto su di lei a dimostrare quanto fosse stato difficile vincere. Mancavano 165 minuti e sarebbe volato via. E come al solito provava quel senso di frenesia e voglia. “via” viaviaviaviaviavia. Da lei. Il male minore, lei si nutriva di lui e questo per un po’ gli era andato bene, ma ora… anche lui iniziava a drogarsi di quell’amore infantile, goffo e ogni volta il contatto vomitava elettricità. La chimica dell’amore.
I suoi pensieri erano brevi, ritmici, scanditi da sguardi che erano lame troppo affilate, da sorrisi tristi di paura, di freddo distacco.
No, non poteva farle capire che l’amava. Perché lui stava lasciando tutto dietro di se. Una ragazzina triste. C’era ancora un po’ di vento a cullare il disperdersi dei loro desideri.]
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il 8/4/2006 alle 16:37 | |